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pubblicato l'8 ottobre 2008 alle 09:15               in Cultura

Tornano le storie e sono d’amore -3-

Un amore di dottoressa

di Teresa La Scala

Il signor Riccardo, classe 1928, non ha niente da raccontare riguardo al suo matrimonio:
"Non mi sono sposato perché non ho avuto tempo".
Ma alla domanda sul primo amore gli brillano gli occhi di gratitudine,
e la lingua gli si scioglie:

"Avevo nove anni quando, un giorno, cominciai a sentire dei dolori
acuti alle articolazioni. Il nostro medico, don Carmillo, per un anno intero
mi curò come se avessi i reumatismi. Intanto ero diventato secco secco, dovevano
prendermi in braccio per farmi fare i bisogni o per rifare il letto.
A scuola non ci andavo più da tempo e il mio maestro don Lorenzo, che era prete,
aveva ordinato ai miei compagni di classe di portare i soldi: pensava che stessi
lì lì per andarmene, perciò fece fare una ghirlanda funebre da mandarmi a casa,
e sul nastro c’era scritto 'I compagni di scuola'.
Il maestro venne a casa di pomeriggio. Io stavo nel mio letto, con la febbre alta,
e stavo sognando una signora vestita di nero, imponente, con il velo davanti al viso
e una falce in mano, che mi diceva:
- Te ne devi venire con me. Sono la morte.
Allora mi sono svegliato gridando. Ero così debole che non vedevo neanche più bene.
A quei tempi non c’era il bagno, i bisogni si facevano in dù ruàgn, e io avevo una
brocca di vetro sulla colonnetta affianco al letto, per urinare: era piena di tutta la giornata.
Quando in camera è entrato il maestro, vestito da prete, tutto nero, e si è avvicinato
a me, io ho pensato che fosse ancora la morte: ho preso la brocca, ho gridato Vatténn!
e gliel’ho buttata addosso...

Intanto la malattia era arrivata a uno stadio talmente avanzato che don Carmillo
rinunciò a curarmi e si licenziò. Mio padre stava tutto mortificato per me,
non c’era più speranza. Ma quella sera, al Circolo degli Agricoltori, un amico gli disse:
- Perché non lo fai visitare dalla figlia di Pascuccia? Fa la dottoressa e lavora
a Foggia, ma tutti i sabati viene a trovare la madre. Domani è sabato…
Arriva alle tre e mezza con la littorina.
Mio padre voleva andarla a prendere con la macchina, ma non la conosceva.
- Non ti puoi sbagliare. È la più bella di tutte!
Fu la prima a scendere, e mio padre  si avvicinò e le disse:
- C’è mio figlio che sta molto male: verrebbe a visitarlo?
- Certo, andiamo.

A casa mi ha subito spogliato e visitato:
- Che bel bambino! Quanti anni hai?
Nove, ho risposto io.
E lei:
- E la carne dove sta?
Poi mi ha guardato la gola:
- È una banale tonsillite, che alla lunga ha causato i dolori alle ossa, come dei reumatismi.
Con le medicine giuste riprenderà vigore e tornerà a camminare.
Certo ci vorrà del tempo, ma guarirà completamente.

Per un mese, tutti i sabati veniva a trovarmi. E man mano che guarivo la vedevo
sempre meglio: era bellissima. Oltre che con le medicine, mi guarì con la sua bellezza,
e la dolcezza: mi faceva sempre il solletico sulla pancia!
Mi entrò nel cuore… dopo tanti anni la ricordo ancora, anche perché da quella volta non
ho conosciuto più una febbre!".

Non ce ne voglia il signor Riccardo ma noi, la sua dottoressa, ce la siamo immaginata così!