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pubblicato il 21 luglio 2008 alle 17:33               in Economia

Ostriche da concorrenza

A Manfredonia il più grande impianto di allevamento del Mediterraneo. Ecco come diversificare l'attività di pesca tradizionale

di Anna Maria Vitulano

E’ entrato in produzione da pochi mesi il primo dei quattro impianti di acquacoltura di ostriche realizzati a Manfredonia.

 

L’iniziativa è di quattro cooperative che hanno deciso di accedere ai fondi POR Puglia 2000-2006 destinati agli “interventi di diversificazione o riconversione delle attività” e perseguire le direttive europee in tema di strategie per lo sviluppo del settore dell’acquacoltura in quanto occupazione alternativa per i pescatori che abbandonano l’attività peschiera propriamente detta.

 

Sei sono i pescatori di Manfredonia assunti per lavorare in questo impianto e diverranno poco meno di 20 quando anche gli altri tre impianti, in fase di completamento degli iter autorizzativi, andranno in produzione.

 

L’allevamento riguarda essenzialmente ostriche ma è prevista anche la sperimentazione per il mantenimento della pannocchia (squilla mantis) come nuova specie ai fini dell’acquacoltura.
Le ostriche allevate sono del tipo concavo (nome scientifico Grassostrea Gigas), il cui seme viene acquistato in Francia, e del tipo piatto, più tondeggiante e meno squamoso tipico dei nostri fondali dove si riproduce in maniera naturale, di cui vengono raccolte forme giovanili endemiche.

 

Ostriche in grado di dare i punti a quella “francese” per quel gusto che viene loro assicurato dalle acque di questa parte del Mediterraneo e che gli stessi cugini d’Oltralpe ci invidiano.

 

“Il nostro obiettivo –spiega Donato Fanizza, responsabile amministrativo della società unica che gestisce le 4 cooperative, presieduta da Nunzio Stoppiello- è quello di ritagliarci una fetta del mercato dominato dalla importazione francese, proponendo un prodotto di garantita freschezza, di sapore eccellente e che cresce in tempi dimezzati rispetto a quelli necessari alle ostriche degli allevamenti francesi, probabilmente per la temperatura e per una serie di altre caratteristiche del nostro mare”.

 

La tecnica prevede l’utilizzo di ceste cilindriche di rete con 10 ripiani, mantenute a tre metri di profondità per il tempo necessario a portare la taglia a misura commerciabile. “I consumatori –aggiunge Fanizza- sono sempre più attenti a quello che mangiano e in grado certamente di apprezzare le sfumature che differenziano tra loro i vari prodotti ittici di allevamento”.