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pubblicato il 15 ottobre 2008 alle 10:05               in Cultura

Tornano le storie… e sono d’amore -4-

Speriamo che sia vergine!

di Teresa La Scala

Il signor Antonio, nato nel 1935, ha una lunga storia da raccontare:
"Il primo amore è stato anche l’ultimo per me!

Io andavo a lavorare in un podere in zona Incoronata: era primavera e si faceva la semina dei meloni.
Fu lì che la vidi per la prima volta: bella, bionda, un angelo dai capelli d’oro, come la chiamavo io.
E me ne sono innamorato subito.
Si chiamava Marietta e… era una potenza! Lei si prendeva un quintale e se lo buttava sulle spalle senza misericordia, una maciste. Era la figlia del proprietario del podere.

A quei tempi per conquistare una donna ci voleva un bel po’ di tempo, e soprattutto
con una così bisognava usare cautela: era molto riservata, ma mi faceva dei sorrisetti
per farmi capire che ci stava.
Una bella mattina che stavamo in campagna, Marietta andò dal padre e gli disse:
- Papà, mi sono innamorata di questo giovanotto.
Il padre già mi conosceva, perché da tempo lavoravo con loro, e le disse che era contento di me.
Così andai a casa di Marietta a chiedere ufficialmente la sua mano e a parlare pure con
la madre, che prese tutte le informazioni, se ero lavoratore o no, se potevo dare
da mangiare alla figlia… Alla fine erano contenti.

Da quel giorno ci incontravamo spesso a Manfredonia e ci facevamo la passeggiata; ma, quando uscivamo, veniva sempre o la mamma o la sorella assieme, non esisteva che uscivamo da soli.
Dopo quattro anni di fidanzamento, finalmente ci concessero di uscire solo io e lei.
 
Prima Manfredonia non era troppo grande, e dovunque c’erano alberi e posti un po’ più
appartati dove non ci poteva vedere nessuno: di solito ce ne andavamo alla villa, ma…
io l’ho sempre rispettata.
E poi figuratevi, a quell’epoca, tra sottoveste, mutandoni e camicione, ci voleva mezz’ora
solo per scoprire una caviglia!

Una volta ci vide suo fratello, che si trovava a passare di là. Mi prese in disparte e mi disse:
-Mò, se sei stato con mia sorella, ti raccomando di sposarla!
Fatto fu che la madre di Marietta fece scoppiare un quarantotto, che io avevo disonorato la figlia e che me la dovevo sposare. E voleva pure risparmiare sul corredo, per questo fatto…
C’avevo voglia io, a dirle che non l’avevo toccata, e che Marietta era intatta…
Comunque, sono sempre stato innamorato di mia moglie, e non avevo bisogno delle raccomandazioni sue per sposarmela. Anzi, visto che le cose stavano così, ci faceva pure comodo, che ci sposavamo e buonanotte ai suonatori.

Già da un anno avevo comprato casa, ed era già tutta pronta. Così ci fecero sposare nella sacrestia della Madonna della Libera, ci sposò don Celestino.
Era il 9 aprile del ’56 e venne giù una nevicata coi controfiocchi. Faceva un freddo!

Il giorno dopo mia suocera venne a casa, doveva controllare il lenzuolo:
la prova della verginità di Marietta stava là, re re. Allora mia suocera disse:
-Io ho perso, e voi avete vinto".