| | A chi appartiene quella tomba? Ancora semi aperta, contiene i resti di una persona che sono oggetto di curiosità per coloro che vi passano davanti
 Nella basilica di Santa Maria di Siponto ci sono due tombe gentilizie. Una appartiene alla famiglia Cessa, come si può leggere da una epigrafe situata sull’ingresso del sacello che è poi una piccola cappella con un altare, posto nella parte destra della chiesa superiore. L’iscrizione sancisce il privilegio di sepoltura ottenuto per sé e per i suoi da “D. Maria Anna Cessa Marchesa Celentano” nell’anno 1857. Al sacello corrisponde un sottostante ipogeo al quale si accede sempre dalla parte destra, ma della cripta . Risulta che, anche se in modo molto saltuario, i due ambienti sono frequentati dagli eredi o comunque da persone appartenenti alla famiglia in questione.
Ma un’altra tomba di famiglia (ignota, come vedremo), è situata sul pianerottolo che porta all’accesso della cripta: a chi scende la scala esterna si presenta davanti una porta in ferro che delimita un ambiente con un certo numero di tombe, tutte praticamente rotte. Gli intonaci sui quali vi erano delle scritte, son stati tutti distrutti e non si può leggere nessun riferimento. In un loculo sono stati raccolti i resti dei defunti ed è stato chiuso sommariamente con delle pietre. Una tomba, ancora semi aperta, contiene i resti di una persona che sono oggetto di curiosità per coloro che per un motivo o un altro passano davanti a quella porta.
Pietà cristiana vorrebbe che questi resti abbiano una più degna sepoltura e non siano oggetto di curiosità: la Morte è una cosa tremendamente seria.. D’altronde, nessuno può essere autorizzato a rimuovere nulla senza l’autorizzazione degli eventuali familiari ancora in vita.
Chiunque, leggendo questo articolo, potesse attivarsi a fare delle ricerche, può rivolgersi al Rettore della Basilica, p.Mario Marchiori presso la Casa Scalabrini di Siponto. | | | 05-01 | | 05-01 | | 03-01 | | 02-01 | | 02-01 | | 01-01 | | 31-12 | | 31-12 | | 31-12 | | 31-12 | |
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