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Un abbraccio di solidarietà mal ricambiato?
La carovana solidale sbarca a Manfredonia, scarsa l’accoglienza cittadina
Pubblicato il 13 ottobre 2008 alle 21:20
di Maria Sipontina Ferrara

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Si è conclusa domenica 12 ottobre a Palazzo Celestini la tappa manfredoniana del progetto “Non solo braccia”, finanziato dai Fondi UNRRA 2007 del Ministero dell’Interno e promosso dall’Assessorato delle Politiche Sociali della Provincia di Foggia.

Una tappa consistente in una sorta di maratona, lunga tre giorni, dove si sono alternati momenti d’incontro di ampio respiro: dalle attività itineranti di orientamento e informazione al convegno sulla condizione femminile nei processi migratori, dalla mostra vignettistica di Bruno Murer alla presentazione del libro di Enisa Bukvic. Infine la chiusura, con la rappresentazione teatrale “Al confine”,  regia di Maria Antonietta Mennuni  della Compagnia teatrale Cerchio di Gesso, messa in scena da donne provenienti da otto differenti nazioni. Un  momento di teatro e riflessioni che ha dato luogo alla partecipazione del pubblico presente a Palazzo Celestini in merito alla discussione sul “confine” , sulla “frontiera”, intesa come luogo di incontro e confronto interculturale.

Un progetto realizzato in partnership con undici comuni della Capitanata (Ascoli Satriano, Carapelle, Cerignola, Foggia, Lucera, Manfredonia , San Paolo Civitate ,San Severo, Stornara, , Stornarella, , Torremaggiore) e a cura di varie associazioni e sigle sindacali, tra cui: CGIL( Inca-Smile), Associazione ACLI e Patronato ACLI , Associazione Arci, Osservatorio per l’Immigrazione di Foggia, Associazione “Paser”,Cooperativa Xenia, Assindustria, C.I.A., Coop.Arcobaleno a.r.l., Ass. Mondo Nuovo.

E nonostante questi numeri, importanti per la nostra Provincia, nonostante i numeri in continuo aumento, non solo nella nostra terra,  dei “migranti forzati” provenienti da altre regioni del mondo, l’affluenza cittadina, durante il convegno iniziale, la presentazione del libro e lo spettacolo, è stata da “minimi storici”.

Un dato che ha preoccupato l’assessore alle Politiche Sociali del Comune, Paolo Cascavilla, il quale ha sostenuto che “solo attraverso un percorso umile di conoscenza è possibile attuare un processo positivo di accoglienza e integrazione, rivalutando il meccanismo dell’informazione e dell’educazione e riscoprendo il senso del tragico. I conflitti devono emergere e confrontarsi per sfrangiare le barriere.”

Ma fin quando queste braccia saranno considerate solo braccia, se a paragone con tali iniziative si continueranno a preferire, promuovere, organizzare, in scala maggiore e con notevole e accattivante impatto mediatico, altre manifestazioni, principalmente a carattere ludico-ricreativo?
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