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Quando aprirà la casa famiglia inaugurata un anno e mezzo fa?
L'assessore Cascavilla: "Occorre al più presto istituire un tavolo di dialogo con il distretto sanitario per risolvere la questione"
Pubblicato il 14 ottobre 2008 alle 08:16
di Maria Teresa Valente



Quando aprirà la casa famiglia inaugurata un anno e mezzo fa? Lo ha chiesto il consigliere Pd Giuseppe Guidone durante l'ultima assise comunale, facendosi portavoce di una delicata questione che vede coinvolti comune ed ASL.

La casa famiglia "Don Mario Carmone" sorge in via dei Mandorli al posto di un asilo nido per anni abbandonato. Realizzata con pervicacia volontà dall'Associazione di volontariato "SS Redentore" si propone come una comunità di tipo familiare aperta al territorio e come servizio residenziale a favore di disabili adulti.

L'inaugurazione si era svolta in pompa magna il 10 maggio del 2007 alla presenza dell'arcivescovo Domenico D'Ambrosio, dell'assessore regionale alla solidarietà Elena Gentile, del sindaco di Manfredonia Paolo Campo, dell'assessore alle politiche sociali Paolo Cascavilla e di numerosi altri rappresentanti istituzionali. Poi, però, non si è saputo più nulla e la struttura è rimasta un guscio vuoto.

"La casa famiglia è un nodo che non riusciamo ancora a sciogliere - ha spiegato durante il consiglio comunale l'assessore Cascavilla - È un problema serio di cui occorre responsabilizzare anche il sindaco". La funzione principale della casa famiglia "Don Mario Carmone" è quella di offrire a disabili adulti, quando la famiglia è impossibilitata, accoglienza e assistenza.

Nella palazzina di seicento metri quadrati di superficie immersa in un parco di mille metri quadrati, vi sono accoglienti camere indipendenti e autonome per i disabili, ma anche servizi importanti che vanno dall'infermeria alla biblioteca, alla palestra. Una struttura d'avanguardia nella quale fondamentali sono i servizi integrati che dovranno essere svolti in collaborazione con i servizi sociali comunali, la Asl e i vari presidi sociali del territorio. Integrazione che purtroppo non si è ancora concertata.

"Ospitare soggetti affidati dall'ASL che hanno bisogno di cure sanitarie seguendo la normativa comporta delle difficoltà", evidenzia Cascavilla. "Occorre al più presto istituire un tavolo di dialogo con il distretto sanitario per risolvere la questione".
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